Il deputato Giovine chiede al MASE di garantire ai Comuni il pagamento integrale da parte dei gestori anche dopo la scadenza del contratto
Proprio mentre si discute sulla possibilità di prorogare le concessioni di distribuzione gas sul modello di quanto fatto per il settore l’elettrico, approda in Parlamento il tema dei canoni dovuti ai Comuni dai gestori a fronte di una concessione scaduta. Il deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine ha infatti presentato un’interrogazione al MASE per chiedere “quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per garantire ai comuni interessati il pagamento integrale dei canoni di concessione spettanti anche dopo la scadenza dei contratti di servizio, in coerenza con la normativa vigente e con l’orientamento consolidato della giurisprudenza”. L’esponente di FdI sottolinea che l’articolo 1, comma 453, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 ha chiarito come l’articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 “si interpreta nel senso che il gestore uscente resta obbligato al pagamento del canone di concessione previsto dal contratto”. La debenza del canone di concessione ai Comuni anche dopo la scadenza delle concessioni, “è stata confermata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 239 del 2021”, rimarca Giovine, ricordando che “ad oggi, a quasi venticinque anni dall’entrata in vigore della riforma del mercato del gas, solo 9 delle 177 gare d’ambito previste sono state svolte e concluse”. Dunque, prosegue l’interrogazione, “la maggior parte dei contratti di servizio (concessioni) è già scaduta, in molti casi da anni” mentre “i gestori continuano a erogare il servizio in regime di proroga tacita, spesso senza sostenere gli oneri economici legati alla manutenzione straordinaria degli impianti”. In “numerosi casi”, aggiunge Giovine, “i gestori riducono unilateralmente il canone di concessione, in violazione della normativa vigente”. Il tutto mentre “i comuni, trovandosi vincolati alla sola gestione ordinaria, non possono disporre modifiche, potenziamenti, ampliamenti della rete, né introdurre innovazioni tecnologiche o misure di efficientamento energetico”. Il ministro Pichetto ha di recente ribadito che il sistema delle gare Atem è stato “un fallimento” e dunque bisogna prendere in considerazione strade alternative, come quella della “rimodulazione” delle concessioni a favore dei gestori che si impegnino a fare un piano di investimenti.
QE, 19-09-2025
